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Visualizzazione post con etichetta bici in città. Mostra tutti i post
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venerdì 8 maggio 2020

Davide Cassani e le bici in città

Il commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo, ha scritto un post per il blog del giornalista Mario Calabresi (ex direttore della Stampa e Repubblica).

Scrive che l'inquinamento uccide più persone del fumo e che non dobbiamo correre il rischio di tornare a vivere (o sopravvivere?) in città congestionate e inquinate.

Bisogna aumentare i km delle piste ciclabili e prendere spunto dalle città del Nord Europa, in cui più della metà della popolazione si sposta con mezzi ecologici. Per raggiungere questo obiettivo, bisogna fare come gli olandesi che hanno eliminato migliaia di parcheggi.

D'altronde le nostre città sono in pianura (tranne alcune come Genova) e il clima è migliore che non in Scandinavia e dintorni, per cui...

Lo diciamo da sempre, ma la situazione è sempre rimasta tragica. E forse sarà peggiore, perché saranno poche le persone che torneranno ad usare i mezzi pubblici.


venerdì 19 dicembre 2014

Non andare in bici!

Sarà che da un bel pò di tempo non mi sposto più per la città in bici perché, uscendo sempre col mio amato cane, usiamo o le nostre 6 zampe o l'automobile per recarci in qualche parco o boschetto, ma quando vedo un ciclista tremo dalla paura per lui e, i brividi, mi vengono perché mi immedesimo in lui, pensando a tutti i pericoli che ho corso e all'eventualità che ora, disabituato alle 2 ruote nel traffico, magari rischierei di cadere o andare a sbattere (cosa già capitatami 3 anni e mezzo fa in collina, per colpa di un'automobile guidata da un vecchietto che era in mezzo alla strada dietro una curva!!!).

Se avessi un figlio sicuramente non lo farei andare in bici, se non per i boschi in MTB!

E' un po' un controsenso questo, se detto da chi per qualche anno odiava totalmente l'uso dell'automobile, pure in inverno sotto la neve, però se ci tieni a qualcuno non vuoi che questo si ferisca o peggio ancora muoia per colpa di altri, ovvero degli automobilisti, e so che non è giusto privarlo di una cosa gioiosa come la pedalata, per farlo poi magari divenire un'automobilista incallito, però non c'è altra soluzione dato che bike sharing o meno, crisi economica o meno, inquinamento o meno, strisce blu e ztl o meno, la città e le città sono sempre strapiene di automobili!

Automobili posteggiate in doppia fila, sulle strisce, sui marciapiedi, auto tamarre nei posteggi riservati agli invalidi, ecc.
Ogni giorno mi imbatto in casi veramente odiosi, ma di vigili urbani manco l'ombra, in compenso ultimamente li ho visti spesso in un parco alla ricerca di cani lasciati liberi senza guinzaglio..
Questo mentre appunto le strade sono a volte impossibili da attraversare a causa dei posteggi alla cazzo, a causa dei semafori che durano il tempo di una scorreggia (con le auto che arrivano già perché vedono l'arancione..) e le piste ciclabili d'inverno sono piene di rami, fanghiglia e schifezze varie.

venerdì 20 luglio 2012

Torino: sit-in in ricordo di Gianmatteo

Stasera a Torino, dinnanzi al Municipio, si terrà un sit-in di protesta di un folto (si spera) gruppo di ciclisti urbani (ovvero coloro che usano la bici in città al posto di auto, moto e bus) per protestare contro questa città che, come tutte le altre italiane, è solo a misura di auto e non di bici, nonostante i km di piste ciclabili.

Ma cos'è successo di preciso per scatenare questa protesta?
Il 18 luglio, un ragazzo è stato investito da un'automobile mentre si stava recando al Parco Ruffini, attraversando la strada sulle strisce ciclopedonali che dalla pista ciclabile di corso Rosselli, portano appunto in questo parco pubblico. Ha aspetto il verde, è passato, ed è stato violentemente spinto e sbattuto a terra da questo mezzo a motore. Il guidatore è scappato, penso per lo shock, ma dopo poco s'è recato dai carabinieri per auto-denunciarsi.

Io, per evitare di fare una brutta fine, cerco di farmi vedere e di comportarmi come un auto. Se una pista ciclabile non mi ispira, non la percorro (anche se per la legge sarei invece obbligato a farlo.. bah!), ma soprattutto non attraverso col verde come se questo fosse per forza sinonimo di sicurezza: come diceva la mia maestra alle elementari, in bici bisogna avere 8 occhi e 4 orecchie, senza dimenticare il fatto che in un certo senso bisogna prevedere le mosse delle auto. Se si è consci dei pericoli, si starà molto più all'erta e si saprà che movimenti fare.

Comunque, avete purtroppo potuto notare come passare col verde sia pericoloso, anche se pedoni e bici, come le auto e mezzi a motori vari, sono obbligati a passare solo col verde. Ma io un altro recente post ho appunto scritto che un ciclista, per salvarsi la vita, non deve tanto badare al codice della strada, quanto al suo buon senso: se in un piccolo incrocio non c'è nessuno, e se so che col verde le auto non solo andranno nella mai direzione, ma svolteranno pure, beh, io passo col rosso senza alcun problema, perchè prima che alle regole, tengo alla mia vita!

giovedì 14 giugno 2012

Contro la propaganda del rispetto delle regole

Quante volte i ciclisti son stati additati come non rispettosi del codice della strada, dando loro l'onere degli incidenti (ma quali incidenti, se ogni giorno ci sono decine di morti e feriti nelle strade, si deve parlare di normalità dettata dalle pesanti lamiere e velocità, potenza dei motori che andrebbero considerati illegali!)!

Eppure, se dovessi sempre rispettare il codice della strada, rischierei ogni giorno di non tornare a casa sano come quando sono uscito. Piccolo esempio: domenica attraverso la città per raggiungere un campo sportivo. Noto due incroci pericolosi che restano tali pur fermandosi al rosso e partendo col verde. Perchè? Perchè col verde le auto (e tutti quanti gli altri) possono sia andare dritti che svoltare. Per cui o ci si fare vedere e si rischia, o come dei fessi si aspetta che passi il traffico motorizzato per poi.. stare ancora fermi per via del rosso giunto di nuovo a bloccare il nostro "cammino".
All'andata ho rischiato passando col verde (di solito quando noto l'avanzare delle auto, mi preparo a passare facendomi vedere per nulla intimorito, così gli automobilisti notano il mio incedere sicuro e frenano), al ritorno, invece, sono passato col rosso. Perchè? Perchè di auto non ce n'erano, quindi non rischiavo di creare alcun incidente e per via del problema di cui sopra che avevo riscontrato 2 orette prima.

Sono andato contro la propaganda delle regole da rispettare a tutti i costi, altrimenti sarei ancora lì adesso, in quell'incrocio, o magari sarei all'ospedale, chissà! Ovviamente ho pensato di propagandare anche io, nel mio piccolo, questa mia piccola trasgressione, invitando una signora col figlioletto ad attraversare la strada col rosso in quell'esatto momento per via dell'assenza di traffico, ricordandole che col verde ci sono tante auto che girano e se ne fregano di tutto e di tutti.

Compiendo questa trasgressione illegale (?), ho fatto del bene a me stesso (e anche al prossimo, invitandolo a sviarsi dalle costrizioni inventate per le auto), senza fare del male a nessuno!

venerdì 6 aprile 2012

SI alle bici in contromano

Uno stralcio dal sito del Corriere.it:

"Alcuni comuni virtuosi e coraggiosi, come Reggio Emilia, hanno introdotto già questa soluzione che consente al ciclista di usufruire di tragitti più brevi, evitando di seguire i sensi unici pensati esclusivamente per le auto e che portano il ciclista a fare giri molto più lunghi. Praticamente una maniera per scoraggiare l'uso della bicicletta".

Vero, i sensi unici son stati pensati per le auto; le piste ciclabili, infatti, che sono strette, sono a doppio senso, cioè, se le strade fossero invase da bici e non da auto, il senso unico non esisterebbe! Inoltre, aggiungo io, c'è da considerare che seguendo i sensi unici nelle vie strette, si finisce per intasare il traffico, per avere quindi uno stuolo di auto dietro di sè che strombazzano.
Il problema è che si potranno imboccare strade contromano solo se più larghe di 4,25 metri. Dipende da come verranno misurate, se con le auto posteggiate o senza.

giovedì 5 aprile 2012

Sfighe urbane

Ma possibile?

In un solo incrocio, oggi ho beccato due auto che senza troppi problemi, hanno deciso di svoltare entrambe a destra senza accendere le luci di svolta. Ripeto, a destra, proprio dove devono stare e stanno le bici. Se fossi partito veloce le avrei centrate in pieno e magari avrei avuto pure torto, poichè qualche buon assicuratore avrebbe asserito che stavo sorpassando (ho letto che è già capitata una cosa simile).

Occhio ragazzi e insultate sta gentaglia che taglia la strada impunemente!

venerdì 9 settembre 2011

Ciclismo come forma di umanesimo

Tratto da "Il bello della bicicletta" di Marc Augè (pagg. 64-65):

"La moda della bicicletta è legata senza dubbio, almeno in parte, a un fenomeno di opinione, ma appena siamo in sella cambia tutto, ritroviamo noi stessi, riprendiamo possesso di noi. E' la nostra storia personale ad accudirci.
Il mondo esterno si impone concretamente nelle sue dimensioni fisiche. Ci resiste e ci obbliga ad uno sforzo di volontà, ma allo stesso tempo, si offre a noi come spazio di libertà intima e di iniziativa personale, come spazio poetico, nel pieno e primo senso del termine.

I bambini, più degli adulti, sono naturalmente filosofi e si fanno continuamente domande. Non sono ancora abituati, e lo spettacolo delle cose inerti li sorprende tanto quanto quello delle diverse forme di vita.
Allo stesso tempo si comportano come i poeti: giocano, inventano delle storie e, a differenza degli adolescenti, che rischiano sempre di scontrarsi con i sogni diurni e di sfiorare la nevrosi, come ci ricorda Freud nel suo intervento Il poeta e la fantasia, i bambini sanno distinguere tra le cose, tra il mondo ludico e la realtà. L'uso della bicicletta per un verso ci ridà lo spirito del fanciullo e per un altro insieme al senso del reale ci restituisce la capacità di giocare. Si lega così a una sorta di richiamo (nel senso del richiamo per i vaccini), ma anche di formazione continua e forse anche di qualcosa che potrebbe rassomigliare alla felicità.

Il solo fatto che l'uso della bicicletta offra una dimensione concreta al sogno di un mondo utopico in cui la gioia di vivere sia finalmente prioritaria per ognuno e assicuri il rispetto di tutti ci dà una ragione per sperare: ritorno all'utopia e ritorno al reale coincidono. In bicicletta, per cambiare la vita! Il ciclismo come forma di umanesimo."

Siamo costantemente condizionati dalla società a comportarci come viene imposto da chi questa società l'ha plasmata e continua a comandarla con la forza dei soldi e dei mezzi di produzione.
Molte volte mi sono dovuto scontrare con il mio desiderio di trovare un pizzico di felicità sui pedali a causa della massiccia e incessante presenza delle automobili e furgoni lungo le strade della mia città.
Non appena si compiono 18 anni, ecco che tutti vogliono buttarsi in questo groviglio, in questa "discarica mobile" che porta in giro a velocità pazzesche come missili corpi fermi che non ricevono stimoli esterni, ma anche a velocità da bradipo.
La bicicletta si pone in mezzo, non costituisce un pericolo per nessuno, ma non c'è spazio per loro se non su ridicole piste ciclabili che testimoniano quanto le città, quanto il nostro mondo, sia stato costruito per la velocità, per il consumo, contro il rispetto del prossimo e contro la convivialità.

Voler uscire in bici e riuscire a prenderla nonostante i mille pericoli è un grande atto di coraggio e di amore verso noi stessi, il prossimo, la nostra città e l'ambiente, ed è proprio vero: quando pedaliamo siamo noi stessi, sia perchè dobbiamo essere abili nel superare i più svariati ostacoli e portare a casa la pellaccia, sia perchè l'aria in faccia, e il mondo circostante visto ad una velocità più umana, ci ravvivano, ci portano a pensare cose ad esempio su com'è strutturata la città, sui suoi abitanti, sugli stimoli (spesso negativi) che ricevono dai cartelloni pubblicitari, ecc.
Durante il tragitto in bici si è felici, quando si arriva al punto prescelto si è soddisfatti.
Con l'auto, l'unico modo per ottenere queste belle sensazioni, è sgasare cercando con rabbia di superare tutte le altre auto poste davanti pensando così, che in cima al gruppo, e da soli, si possa guadagnare qualcosa. Cosa? Niente, perchè quello scatto è di rabbia e perchè si troverà un altro gruppo di auto in fila, un altro intasamento.
La velocità delle auto è illusione pura, oltrechè malattia che porta alla morte diretta!

martedì 24 maggio 2011

Inquinamento e piste ciclabili


Strano, no?

Torino è la città con centinaia di km di piste ciclabili (gli automobilisti ne ignorano l'esistenza, perciò io preferisco pedalare su strada, d'altronde non sono un animale che deve stare entro un recinto, anzi, sono un ciclista e le strade vennero fatte inizialmente per i carri e e le bici, mica per le auto che ora vogliono spazio totale solo perchè più veloci, potenti, pesanti e quindi violente), ma la seconda più inquinata d'Italia..

sabato 21 maggio 2011

La bambina che sorrideva ai ciclisti


Purtroppo, pur pedalando quotidianamente, non ho nuovi percorsi da recensire/proporre e via dicendo, ma una bella notizia che non può che darmi/vi una spinta in più, specialmente dopo il brutto incidente (per fortuna senza conseguente) che m'è capitato il 15 aprile..

Oggi tornando a casa e passando per la città, mi fermo ad un semaforo rosso (eeeh che bravo?) e vedendo che il verde non arrivava ho pensato bene di bere (ebbè, dopo una giornata di duro lavoro è il minimo, ma era acqua..) e cosa vedo di fianco?
Un'auto con una bambina un po' annoiata nei sedili posteriori. Evidentemente il mio gesto di sollevare la borraccia l'ha portata ad alzare lo sguardo per capire cosa avesse osato porsi fra lei ed il sole.
In quell'istante lei s'è girata, m'ha guardato e ha iniziato a sorridere.
E' stato veramente emozionante, anche perchè sono solito vedere gente annoiata o incazzata e un sorriso, ad un ciclista, quasi come fosse un raro animale bizzarro e da proteggere, è stato qualcosa che non mi aspettavo, quindi di speciale.

Io penso che lei, questa bambina, voglia usare più spesso la bici, soprattutto dopo aver visto il mio sprint al verde, e non solo la domenica ai giardinetti!
La bicicletta, di qualunque tipo, è il mezzo necessario per modificare se non cambiare radicalmente la qualità della vita nelle città e questo simpatico fatto odierno lo dimostra!