lunedì 24 dicembre 2012

Non solo lettere contro le bici

Chi è di Torino sarà a conoscenza della battaglia tutta verbale e cartacea fra pedoni e ciclisti, battaglia che compare sulle pagine della cronaca torinese del quotidiano La Stampa, attraverso la rubrica Specchio dei Tempi.

Io ne ho parlato varie volte, e da una parte leggiamo di gente indignata per l'uso senza alcun limite delle bici sui marciapiedi, dall'altra parte leggiamo di gente, poca a dir la verità, che difende queste piccole trasgressioni perché le piste ciclabili sono troppo strette o attraversanti incroci pericolose.
Io, le piste ciclabili, le trovo delle gabbie, dai sono ridicole: strettissime, per nulla protette, sembrano fatte giusto per togliere le bici dalle corsie riservate ai mezzi a motore, non per aiutare i ciclisti, ma siamo in Italia, la nazione col più alto numero di autoveicoli a persona (alla facciazza della crisi sbandierata ai 4 venti da vent'anni di fila).

Per fortuna però negli scorsi giorni è uscito un trafiletto dello scrittore Alessandro Perissinotto nella sua rubrica chiamata Splendidi quarantenni che compare all'interno dell'inserto TorinoSette, che esce ogni venerdì mattina.

Vediamo i punti cruciali del suo scritto:
"La parola sopruso ha perso completamente il proprio significato, per via dell'abitudine stessa a subire soprusi, senza poter dire basta.
Sopruso numero 1: Colle del Lautaret, da due giorni è vietato ai mezzi pesanti. .. Ho le gomme da neve, i pannelli luminosi indicano che il colle è transitabile. Dopo quaranta minuti sono costretto a fermarmi: un tir senza catene è di traverso e la targa non è italiana. Tiro un sospiro di sollievo, poi l'autista scende, parla e parla italiano. Vergognandomi di condividere la nazionalità con quell'imbecille, mi allontano.
Sopruso numero 2: Parcheggio la moto vicino all'Università, negli appositi spazio, e quando esco la moto è rovesciata su un lato, a terra, con i due specchietti rotti! Il conducente dell'auto davanti deve aver fatto una retromarcia un po' avventurosa. Cerco invano un bigliettino di scuse.
Sopruso numero 3: Una signora in via Ferrari sta parcheggiando sul passo carraiao della Mole. Osservo distrattamente poi guardo lo slancio che la signora dà, in retromarcia, alla sua VW. Le grido di fare piano, ma è troppo tardi: assesta un colpo deciso all'auto dietro, una Ford arancione d'epoca tenuta come un gioiellino. Lei scende e si allontana senza neppure verificare il danno. Le chiedo di lasciare un bigliettino e lei protesta dicendomi che non è affar mio. Prendo la targa e lei cerca di impedirmelo gridandomi contro: "Ma che razza di cittadino è?"
E' vero, come italiano medio sono un disastro. Vorrei chiederle: ma con quale diritto noi italiani possiamo pretendere che i nostri politici siano più onesti e rispettosi di quanto, mediamente, lo siamo noi?2

Avete notato? Tre esempi e in tutti e tre di mezzo ci sono guidatori di mezzi a motore.

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